Resta in contatto

Esclusive

ESCLUSIVA – Fontolan: “Quel maledetto Juve-Verona a porte chiuse. E Wurtz…”

L’ex gialloblù rivive in esclusiva la partita di Coppa del 1985 giocata a porte chiuse contro i bianconeri

Aldo è un amico ma non ha mai voluto ammettere quel pugno alla palla in area di rigore”. Chi parla è Silvano Fontolan, 63 primavere ben portate e 143 partite col Verona e 4 gol. Lui è lo stopper dello scudetto, lui giocò nell’Inter ma fu il fratello Davide a lasciare il segno con la maglia nerazzurra. “Adesso lo posso dire” ricorda, “venivano qua a casa mia in taverna a suonare con Ruben Sosa. Se l’avesse saputo l’Osvaldo”.

Ride il ‘Fonto’, l’Osvaldo è mister Bagnoli. “Avrei dovuto seguirlo quando andò al Genoa. Mi chiese di fargli da secondo. Io però volevo provare la carriera, magari coi giovani. Qui a Como siamo andati di male in peggio. Almeno a Verona si ritorna in B ma i giovani ci sono eccome”.

SQUADRA DEBOLE. Fontolan non si è perso una gara dell’Hellas. “Magari quelle del lunedì o del sabato non le ho viste ma in generale ne ho viste parecchie. Squadra debole e tecnico per me, da quello che ho visto, un po’ inesperto. Poi la querelle Pazzini non ha aiutato nessuno, anzi”. Fontolan passeggia per le vie di Como ma di tanto in tanto… “Vengo a Verona a trovare il Piero e mi vedo con il Volpe. La Juve? Brutto andare alla loro festa. Negli anni Ottanta li battevamo spesso. Loro forti, ricchi e va beh… Lasciamo perdere”.

JUVE-VERONA A PORTE CHIUSE. Era il 6 novembre del 1985. Lo scudetto sul petto l’aveva il Verona. Bianconeri presenti in Coppa perché l’avevano vinta l’anno precedente. All’andata al Bentegodi con Galbagini l’Hellas aveva colpito una traversa ma poi finì zero a zero. Al Comunale di Torino si giocava a porte chiuse, gli incidenti dell’Heysel. Elkjaer unica punta, libero di andarsene per le praterie juventine, centrocampo più robusto con Sacchetti (non c’era Fanna) e più tecnico con Vignola numero 9, Galderisi in panchina.

WURTZ PEGGIO DI ORSATO. Il piano tattico del generale Bagnoli vacillò dopo 20 minuti scarsi, quando Wurtz, stavolta sì, fischiò un rigore alla Juve. Francese lui, francese Platini, “Oui, c’est plus facile“. Era la Juve di Tacconi e Favero, di Brio e Scirea, di Manfredonia e Laudrup. Non era una grandissima Juve, s’era capito anche all’andata. “Dovevamo vincere, li abbiamo messi sotto” ricorda Fontolan. Era finita 0-0, “ma giocammo meglio noi e solo per sfortuna la Juve riuscì a passarla liscia“.

A porte chiuse, fu un’altra cosa. “Un’atmosfera strana, irreale” osserva Fontolan. “Un clima difficile da immaginare per una partita di quella importanza. Anche se poi, quando sei dentro, pensi solo alla partita“. Successe di tutto. È come se Wurtz sapesse di agire nell’impunità, come se l’assenza di pubblico fosse anche assenza di giustizia. Di dignità. La Juve era in castigo, per via della tragedia dell’Heysel. Ma in castigo finì in realtà il Verona. Ferito e umiliato, espulso dalla Coppa per questioni che niente c’entravano col calcio.

La partita, se mai era cominciata, finì nello stesso momento in cui il fischietto di Wurtz non fischiò per il fallo di Serena. Proprio Serena, sempre lui, chiuse il conto in avvio di ripresa. Il 2-0 era un’offesa al calcio, un insulto al buon senso.

Cosa succede sabato?” chiude Fontolan, “mi auguro che il Verona resti in partita il più possibile e chiuda con dignità una stagione molto deludente”.

Lascia un commento

Lascia una recensione

avatar
500
  Subscribe  
Notificami
Advertisement

L'angolo del Sì!Happy

Vedi tutte le offerte a VERONA su Sì!Happy
Advertisement

Cerca con Pagine Sì!

Powered by Pagine Sì!

Altro da Esclusive